L'ultima risposta
Villafranca, 14 dicembre 1960. Dalla torre di controllo arriva l'ordine di lanciarsi. Il pilota ha ventiquattro anni ed è lo zio di Pietro. Risponde con una frase sola, che il giornale stamperà nei giorni dopo e la madre, vent'anni più tardi, metterà in versi.
Pietro Iannelli · 22 ottobre 2026

A Tempio, in quei giorni di dicembre del 1960, in casa Lutzu è tutto pronto per i dolci di Natale. Pietruccia li impasta per i figli, per i nipoti, per gli amici, e aspetta il suo ragazzo, Tino: l'unico figlio maschio, il fratello di Bastiana, la madre di Pietro. Fra due settimane compirà venticinque anni.
Mercoledì 14, alle undici e tre quarti, Tino è in volo sopra Villafranca di Verona, sul suo aviogetto. Qualcosa si rompe. Lui chiama la torre di controllo, e dalla torre arriva l'ordine: abbandonare l'aereo.
Tino risponde con quattro parole.
«Il nome che ti ho imposto»
Era nato il 28 dicembre 1935, dopo tre sorelle. Prima di lui, in casa, erano già morti un fratellino e una sorellina. Il padre, Giacomo Lutzu, commerciante, volle chiamarlo Buondestino: era tempo di guerra, e quel nome doveva aiutarlo a superare i momenti tragici. Il secondo nome fu Innocente, perché il 28 dicembre è il giorno dei Santi Innocenti.
In famiglia lo chiamavano Tino. A Tempio lo ricordano in moto, per le acrobazie, e per la scommessa di strappare la sigaretta di bocca a un amico dalla moto in corsa, passando per Piazza Gallura.

Nel 1959 lascia l'università e si arruola in aviazione. Quando parte per il corso, il padre lo accompagna al pullman e, abbracciandolo, gli dice: «Che il nome che ti ho imposto ti porti fortuna».
Lecce, 29 giugno 1960
Alla Scuola di volo di Lecce il 34° corso degli allievi ufficiali piloti si chiude con la consegna dell'aquila di pilota d'aeroplano. Nella pagina dei ritratti del libretto, fra i ragazzi in divisa, c'è lui: «LUZZU B.».

Sul suo quaderno delle lezioni ha copiato a mano una regola: «Volando in VFR in avvicinamento al campo chiamare la TWR prima di entrare in circuito». La TWR è la torre di controllo.

Ottocento all'ora
Quella mattina, scrive il giornale sardo, Tino è in volo di addestramento quando il motore va in avaria e l'aereo perde quota. Fa in tempo a chiamare la torre. L'istruttore gli ordina subito di abbandonare l'aereo. Ma Tino ha guardato giù: sulla sua traiettoria c'è un gruppo di case. L'aereo vola a circa ottocento chilometri all'ora, e si avvicina sempre di più al paese.
«La torre gridava ancora l'ordine di abbandonare l'aereo», scrive il giornale. «"Un momento, non posso": sono state le ultime parole del pilota.»
Un momento solo, continua il giornale, che gli è servito per portare l'aereo, con un'ampia virata, fuori della zona abitata. Quando fa scattare il dispositivo per lanciarsi, l'aereo è troppo basso. Il paracadute non ha nemmeno il tempo di aprirsi.

La Stampa, lo stesso giorno, scrive dove finì l'aereo: in uno spiazzo largo una quarantina di metri, alla periferia di Villafranca.
Il cognato dottor Iannelli
La notizia arriva a Tempio nel tardo pomeriggio. Il padre è a San Francesco d'Aglientu per il suo commercio; alcuni amici vanno a prenderlo, e gli dicono soltanto di un incidente. Lo stesso dicono alla madre, che non sta bene. Il padre, la madre, la sorella Bastiana e «il cognato dott. Iannelli» arrivano alla banchina di Olbia quando la scaletta della nave è già stata ritirata. Li fanno salire solo per l'intervento del commissario del porto.
Il cognato è Raffaele Iannelli, il marito di Bastiana: il padre di Pietro, il nonno di Andrea. Partono convinti di trovare Tino in ospedale.
Solo arrivati là seppero che era morto.
Tutta Tempio
I funerali si fanno a Tempio, a spese del Comune. Il giornale scrive di un'enorme folla lungo il corteo. La bara la portano a spalla, fino in chiesa, gli ufficiali compagni d'arme. Il 29 dicembre Pietruccia scrive a un'amica una lettera di ringraziamento.
…al crudele destino del nostro tanto buono figliolo, schiantato nella meglio età della sua vita.
Pietruccia Mannoni, lettera del 29 dicembre 1960

Il padre andò al cimitero ogni giorno, finché morì, tre anni dopo, l'8 agosto 1963.
Vent'anni dopo
Intorno al 1980 Pietruccia, ormai anziana, comincia a scrivere poesie in gallurese. Una è per lui, «A mio figlio». «Lu me cori è tantu volti / chi pari di petra vattu»: il mio cuore è così forte che sembra fatto di pietra, per resistere a tante pene. «Abali so' gia vint'anni / di chiddu crudeli dannu»: sono già vent'anni da quel danno crudele.
E dentro la poesia ci sono le stesse parole del giornale.
Da la torre di cuntrollu / l'oldini era di ittassi / l'ultima risposta vusi / Un momento ora non posso.
Pietruccia Mannoni, «A mio figlio», intorno al 1980: «Dalla torre di controllo l'ordine era di gettarsi; l'ultima risposta fu: un momento, ora non posso» (traduzione nostra)

Ma la madre vede anche quello che il giornale non ha scritto. Il giornale parla di case. Lei nomina altro: «la vrabbica e l'uperai / ch'iddu ha vulutu salvà». La fabbrica e gli operai che lui ha voluto salvare. E aggiunge un dettaglio che solo una madre va a cercare: l'aereo cadde fuori dal recinto, «mancu lu muru tucchesi, solu l'alburi spuntesi». Non toccò nemmeno il muro. Spuntò soltanto gli alberi.

Quello che resta
A Tempio c'è Via Bondestino Lutzu, scritta con la «o», come sui giornali del 1960. In famiglia si conservano l'aquila di pilota, il libretto di Lecce, i ritagli, la lettera della madre e il quaderno, con la regola copiata a mano: prima di entrare in circuito, chiamare la torre. Le poesie di Pietruccia le raccolse in un libro, per il Natale del 1989, la famiglia di Giacomo, il fratello di Pietro, con i figli. Pietro ci ha mandato un dattiloscritto delle poesie, ed è da lì che viene la risposta di Tino, scritta da sua madre.
Quel giorno, sulla nave da Olbia, c'era anche un uomo venuto dal Sannio: Raffaele Iannelli, nato a Morcone, sposato in Gallura. È così che le due famiglie di questo sito si sono tenute per mano nel momento più duro. Il nome che Giacomo aveva scelto per il figlio portò davvero fortuna, quella mattina: non a Tino, ma a chi stava sotto, nelle case lungo la sua traiettoria. Tino, scrive Anna Demuru, «preferì donare ad altri il suo buon destino». Da quel giorno è anche una storia degli Iannelli.
Per orientarsi: Buondestino «Tino» Lutzu
| Quando | Che cosa | Da dove lo sappiamo |
|---|---|---|
| 28 dicembre 1935 | nasce Buondestino «Tino», figlio di Giacomo Lutzu e di Pietruccia Mannoni | rivista (memoria di famiglia) |
| novembre 1959 | si arruola in aviazione | giornale del 1960; rivista |
| 29 giugno 1960 | aquila di pilota, 34° corso, Lecce | libretto (carte di famiglia) |
| 14 dicembre 1960, 11.45 | l'avaria, la torre, «Un momento, non posso», la virata, il lancio troppo basso | giornali (immagine); poesia; rivista |
| dicembre 1960 | funerali a Tempio, a spese del Comune | giornale (immagine) |
| 29 dicembre 1960 | la lettera della madre | lettera originale |
| 8 agosto 1963 | muore il padre, Giacomo | elenco di Pietro |
| intorno al 1980 | la madre scrive «A mio figlio» | poesie di Pietruccia |
| Natale 1989 | i nipoti le regalano il libro delle sue poesie | rivista |
Le fonti
- Discendenti di Giovanni figlio di Raffaele Arcangelo, con coniugi e loro genitori
- «Timpiési minori e manni — Buondestino Lutzu», a cura di Anna Demuru, nella rivista tempiese «Lu Baddhittu» (anno da accertare)
- Aviation Safety Network, Wikibase 158777: l'incidente del RF-84F MM52-7454 a Sommacampagna, 14 dicembre 1960
- Il quaderno di volo di Buondestino Lutzu e la lettera della madre, 29 dicembre 1960
- La Stampa, 15 dicembre 1960, p. 11: «Si lancia dal reattore in volo — il paracadute non s'apre e muore»
- «Li mutti di Bisaia Mannona»: le poesie in gallurese di Pietruccia Mannoni, 1980-1981 (dattiloscritto, 117 pagine)
- Libretto della Scuola di volo di Lecce, cerimonia di chiusura del 34° corso allievi ufficiali piloti di complemento, 29 giugno 1960, con le carte di Buondestino Lutzu
- Tre ritagli di giornale del dicembre 1960 sulla morte del sottotenente pilota Buondestino Lutzu
- Le tavole del ramo Lutzu di Pietro Iannelli: AG1, AG1 bis, AG2 A-A, A-B, B, C, D
Dalle ricerche della famiglia Iannelli. Pubblicata su richiesta di Pietro Iannelli.